Un sito web può contenere centinaia di pagine senza che nessuno, né visitatore né motore di ricerca, trovi ciò che cerca. Il problema si trova raramente nel contenuto stesso. Dipende dal modo in cui le pagine sono collegate tra loro e gerarchizzate. Organizzare la struttura di un sito significa decidere quali percorsi esistono, quali sono prioritari e quali portano a un vicolo cieco.
Profondità dei clic e pagine orfane: ciò che l’alberatura teorica non mostra
La maggior parte delle guide sulla struttura del sito parte da un organigramma ad albero: pagina principale, categorie, sottocategorie, pagine finali. Questo schema è utile per visualizzare un’intenzione, ma non riflette la realtà della navigazione.
Ciò che conta per un motore di ricerca così come per un visitatore è la profondità dei clic reale dalla pagina principale. Una pagina teoricamente collegata a una categoria ma accessibile solo dopo cinque clic sarà poco esplorata dai robot di indicizzazione e quasi mai vista da un umano.
L’altro angolo morto frequente riguarda le pagine orfane, quelle che esistono nel CMS ma non ricevono alcun link interno. Sono assenti dalla rete di collegamenti e quindi invisibili. Un audit della struttura del sito dovrebbe iniziare con una scansione tecnica (con strumenti come Screaming Frog o Sitebulb) per identificare queste pagine fantasma, piuttosto che con un disegno dell’alberatura su una lavagna.
Per osservare come un piano del sito Ma Première Formation espone le sue pagine in modo leggibile, basta notare che ogni URL è accessibile senza deviazioni, il che riduce meccanicamente la profondità di navigazione.

Navigazione mobile: superare il menu hamburger
Adattare un menu desktop in icona hamburger su smartphone rimane la pratica predefinita. I feedback sul campo mostrano che questo approccio nasconde la struttura del sito dietro un gesto aggiuntivo, il che frena l’esplorazione.
Le interfacce mobili più performanti adottano ora barre di navigazione fisse in fondo allo schermo, combinate con schede contestuali. Questo modello, reso popolare dalle applicazioni native, si applica anche ai siti web. Posiziona le azioni frequenti nell’area accessibile al pollice, senza costringere il visitatore a risalire in cima alla pagina.
Per il piano del sito, ciò implica pensare la gerarchia in due livelli visibili simultaneamente su mobile:
- Un primo livello (quattro a cinque voci al massimo) sempre visualizzato nella barra bassa, corrispondente alle sezioni principali del sito
- Un secondo livello accessibile tramite scorrimento laterale o menu contestuale, raggruppando le sottocategorie più consultate
- Un terzo livello relegato al piano del sito HTML o al motore di ricerca interno, per i contenuti di nicchia
Questa logica costringe a fare delle scelte. Un sito che cerca di rendere visibili venti categorie nella navigazione mobile non gerarchizza nulla.
Collegamenti interni e piano del sito HTML: due strumenti complementari
Il collegamento interno (link contestuali tra pagine) e il piano del sito HTML (pagina che elenca tutti gli URL) svolgono funzioni diverse. Confonderli indebolisce entrambi.
Il collegamento interno serve a distribuire l’autorità tra le pagine e guidare il percorso utente. Funziona meglio quando i link sono integrati nel contenuto editoriale, con ancore descrittive. Un link posizionato in un paragrafo pertinente ha più peso di un link perso in un footer di cinquanta voci.
Il piano del sito HTML, invece, svolge un ruolo di rete di sicurezza. Garantisce che ogni pagina del sito sia accessibile in massimo due clic dalla pagina principale. Per i siti con più di qualche decina di pagine, un piano del sito HTML ben mantenuto riduce significativamente il numero di pagine orfane.
Ciò che Google ha cambiato alla fine del 2024
Google ha rimosso il sitelinks search box (il campo di ricerca interno visualizzato sotto alcuni risultati) a novembre 2024 e ha ritirato la documentazione associata. Il markup WebSite con SearchAction non genera più questo componente nei risultati di ricerca.
La conseguenza diretta: le pagine chiave del sito devono essere accessibili tramite la navigazione e i sitelinks classici. Contare sulla ricerca interna esposta in Google per compensare un’alberatura confusa non funziona più.

Intitolazioni di menu e architettura dell’informazione: la trappola del gergo interno
Un menu di navigazione efficace si basa su titoli che il visitatore comprende prima di cliccare. I feedback sul campo divergono sul numero adeguato di voci in un menu principale, ma un punto è consensuale: etichette ambigue generano più rimbalzi di menu lunghi.
Al alcuni principi concreti per nominare le sezioni:
- Utilizzare i termini che i visitatori digitano in un motore di ricerca, non il vocabolario interno dell’azienda (“Le nostre soluzioni sinergiche” non dice nulla, “Formazione online” dice tutto)
- Evita titoli generici come “Risorse” o “Servizi” senza precisione, che costringono il visitatore a indovinare il contenuto
- Testare i titoli con alcuni utenti reali prima di fissare la struttura, anche in modo informale
- Limitare la profondità dei menu a discesa a due livelli per non creare micro-labirinti al passaggio del mouse
L’architettura dell’informazione non si limita al menu principale. Il breadcrumb, i link di paginazione, i blocchi “articoli correlati” e il footer partecipano tutti alla leggibilità del piano del sito. Ogni elemento di navigazione deve rispondere a una domanda semplice: dove sono, e dove posso andare dopo.
Un piano del sito ben organizzato non ha bisogno di essere spettacolare. Deve essere coerente tra ciò che il visitatore vede e ciò che il crawler percorre. Quando queste due realtà divergono, né il SEO né l’esperienza utente ne traggono beneficio.



